Perché il dialogo

Perché l’Italia da paese monoliticamente cattolico, o che almeno si percepisce come tale, è diventata sul piano religioso sempre più plurale.
L’arrivo di significativi flussi migratori ha portato ad una trasformazione radicale del campo religioso. Sono entrati in scena nuovi attori con fedi vecchie e nuove, dall’induismo all’islam, passando per religioni “etniche” (sikh o shinto), sino a nuovi membri di tradizioni religiose già presenti: cattolici, ortodossi, ebrei, protestanti, buddhisti.
Presenze connotate da differenti visioni del mondo, tradizioni, credenze, pratiche, sistemi morali, immagini, simboli, che compongono oggi un mosaico complesso attraversato da numerose divisioni di tipo etnico, linguistico, razziale.
Ora, sebbene il pluralismo religioso coinvolga oggi milioni di persone ed una parte importante della società italiana, stenta a crescere la corretta percezione del fenomeno ed un suo consapevole riconoscimento. Da pochi è colta la complessità del fenomeno che va inscrivendosi sempre più nel processo di crescita di una società multietnica e multiculturale come è ormai quella italiana.
Di fatto, lo sviluppo ed il consolidamento di un dialogo potrebbe essere un fattore determinante di integrazione. Il ruolo assunto dalla religione nella storia contemporanea, quale componente identitaria, luogo di recupero della memoria di ogni cultura, spazio di prevenzione e gestione di conflitti, ne fa un importante tramite ai fini della coesione sociale e del processo di integrazione nel nuovo contesto di approdo.
In questo senso il riconoscimento ed il rispetto della appartenenza religiosa di ciascuno, possono dare un contributo sostanziale per il miglioramento dei rapporti tra gli uomini, in un comune percorso di scoperta reciproca, di collaborazione tra etnie, culture e religioni e, non da ultimo, di condivisione della centralità dei diritti-doveri del cittadino.